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martedì 25 gennaio 2011

Io e gli altri di Sartre e Levinas

Dal momento che precedentemente ho parlato di Sartre,vorrei segnalare una cosa che mi sembra molto interessante.Secondo Sartre si fugge dalla possibilità delle proprie scelte e dalla responsabilità che esse comportano rifugiando la propria coscienza nell'altro.Ciò crea un rapporto conflittuale con l'altro in quanto l'altro mi conosce meglio di me stesso e,tramite lo sguardo,divento un oggetto nudo e inerme davanti all'altro affiorando così in me le mie emozioni e ciò spiega,secondo me,l'aggressività potenziale che nasce nelle relazioni con le altre persone in tutti gli ambiti della vita quotidiana.Questo significa che,per esempio,se sono una persona timida e impacciata,pur non volendo manifestare queste mie caratteristiche,gli altri riusciranno comunque a cogliere questi aspetti guardandomi e così potranno approffittare di questa mia condizione di "inferiorità" e,anzi,finirò per manifestare fisicamente (arrossendo,abbassando lo sguardo,ecc.) questa mia condizione.Vivendo però in una società "politically correct" superficiale e ipocrita riuscirò ad avere il buonismo degli altri solo se manifesterò una condizione plateale o "socialmente accettata" di handicap.Per Levinas (il cui pensiero si può avvicinare alla fenomenologia ontologica di Heidegger) invece,ed è questa secondo me la cosa interessante,solo incontrando il volto dell'altro posso costruire un etica della bontà,la possibilità del bene verso l'altro e in questo si può trovare Dio.Anzi,è necessario dis-interessarsi ("L'esserci",il "Dasein" di Heidegger),assumere su di se l'altro e arrivare fino ad espiare le sue colpe.Ora,è certo che il pensiero di Levinas sia stato influenzato dall' esperienza subita in un campo di prigionia tedesco durante la seconda guerra mondiale,ma non c'è dubbio che se ci si rapportasse agli altri,a tutti gli altri,in maniera più dis-interessata e umanamente responsabile si creerebbe una società più vivibile per tutti,non trovate ?

Fabio "deneva" Gandolfi

2 commenti:

  1. Devo avere letto troppo Nietzsche... sento il mondo capovolto

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  2. Ciao Roberto,cosa vuoi dire esattamente ? Sartre,secondo me,interpreta il mondo reale,Levinas quello ideale (o almeno ideale per una parte della gente,se fosse un ideale comune a tutti forse il problema del bene non sussisterebbe più ma la sua realizzazione comporta comunque presa di coscienza,volontà e impegno:vedi post sotto).

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